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Difensore Civico della Campania – L’avvocato Giuseppe Fortunato diffida la Regione Campania che lascia ancora scoperto l’Ufficio e non ottempera alla sentenza del Consiglio di Stato, disponendo il suo insediamento in luogo di Francesco Bianco

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Dicembre 2016 16:51 Scritto da Administrator Martedì 20 Dicembre 2016 16:24

 

Difensore Civico della Campania – L’avvocato Giuseppe Fortunato diffida la Regione Campania che lascia ancora scoperto l’Ufficio e non ottempera alla sentenza del Consiglio di Stato, disponendo il suo insediamento in luogo di Francesco Bianco

Duro atto di diffida inviato in queste ore ai vertici della Regione dall’avvocato Giuseppe Fortunato. Nonostante la comunicazione e la notifica per le vie ufficiali del provvedimento giudiziario esecutivo del Supremo Consesso Amministrativo, ad oggi la Regione Campania non ha ottemperato a quanto previsto. E addirittura si apprende ora che qualcuno starebbe illecitamente ipotizzando l’emanazione di un nuovo avviso pubblico, pur non essendo prevista tale facoltà nell’avviso stesso.

Quella emanata nelle scorse settimane è la terza e definitiva sentenza - tutte e tre concordi – ottenuta dall’avvocato Giuseppe Fortunato nei confronti della Regione Campania per la nomina del Difensore Civico regionale. La Regione aveva eluso le prime due sentenze, che dichiaravano illegittima la nomina di Francesco Bianco. Con la prima sentenza il TAR aveva disposto l’illegittimità della nomina di Bianco. Sentenza confermata dal Consiglio di Stato. Nonostante tali due decisioni, la Regione Campania aveva nuovamente provveduto a nominare Francesco Bianco quale Difensore Civico della Campania. Nuovo ricorso e nuova sentenza del Consiglio di Stato, la terza. Che spiega ineludibilmente come la Regione Campania debba concludere il procedimento con la nomina comparativa secondo le esperienze e competenze peculiari tra i candidati. E l’avvocato Giuseppe Fortunato, candidato con i maggiori requisiti, come previsto dalla normativa, è  pronto per insediarsi, dopo tre anni e nove mesi di battaglie giudiziarie vinte.

Quanto strategica sia la presenza di un efficiente, preparato ed imparziale Difensore Civico in un contesto come quello della Campania, con le aule giudiziarie intasate fino all’inverosimile, è perfino superfluo ricordarlo. Al pari di quanto avviene regolarmente da sempre nelle altre regioni italiane, specie al Centro Nord, tale figura riverte il rilevantissimo ruolo di mediatore primo dei conflitti insorti fra il cittadino e lo Stato, svolgendo così anche una funzione sociale di incomparabile valore.

Lo sanno bene le migliaia di cittadini della Campania che a inizio anni Duemila si rivolgevano al Difensore Civico, trovando pieno accoglimento e composizione delle controversie, quando a rivestire questo incarico era all’epoca proprio Giuseppe Fortunato, in quanto già all’epoca era risultato primo nella graduatoria con un consistente distacco da tutti gli altri aspiranti.

Stavolta il distacco è ancora più netto. Eppure - si legge nella diffida -  la Regione Campania aveva nominato senza comparazione Francesco Bianco, benché il Consiglio di Stato disponga con chiarezza che non è possibile procedere ad effettuare tale nomina senza comparazione.

Nell'atto di diffida rivolto alla Presidente del Consiglio regionale, ai Presidenti di Gruppo consiliare,  a tutti i Consiglieri regionali e per conoscenza al governatore Vincenzo De Luca, Giuseppe Fortunato non usa mezzi termini. Considerato il fatto che «alla data odierna la Regione Campania non ha ancora emanato il provvedimento conclusivo comparativo del procedimento aperto con avviso pubblico, nei termini di cui alla sentenza del Consiglio di Stato, Quinta Sezione, n.4718, pubblicata e comunicata il 15 novembre 2016, con la nomina del Difensore Civico regionale – scrive – reputo molto gravi i tentativi di alterazioni del procedimento in conclusione con ipotesi di illecita riapertura dei termini o ipotesi di illecito nuovo avviso e le istigazioni a tale abuso».



Dopo aver ribadito quanto in proposito prevedono le leggi (compresa quella della Regione Campania, la n.23 del 1978, modificata e integrata dalla legge regionale campana n. 15 del 1985, a tutela della continuità del Difensore Civico), l’avvocato Giuseppe Fortunato pone l’accento sui rilievi penali che  assumono ora i comportamenti di non ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato da parte della Regione, non concludendo subito il procedimento con la dovuta nomina e addirittura lasciando ancora la funzione - statutariamente obbligatoria - scoperta.



Ogni giorno di mancato legittimo Difensore Civico è un giorno di danni gravi ai cittadini.



E a dover affrontare questa vicenda, qualora la Regione perseverasse, sarà probabilmente proprio la Procura della Repubblica, cui Giuseppe Fortunato sarebbe nei prossimi giorni pronto a rivolgersi nell’interesse dei 6 milioni di cittadini campani che attendono da anni un Difensore Civico pienamente operativo, forte di una nomina legittima, oltre che preparato ed efficiente. Una esigenza imprescindibile, questa, che probabilmente non sfuggirà al presidente della Regione Vincenzo De Luca, in nome della tante volte invocata azione politica improntata ad assicurare legalità e servizi ai cittadini.



 

Napoli, 20  dicembre 2016

 

Ufficio stampa Domina Comunicazione

 

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Consiglio Nazionale del 14 settembre 2015: eletto Presidente l'avv.Giuseppe Fortunato

Scritto da Maria Luigia Primiani Martedì 15 Settembre 2015 02:53

 

Lunedì 14 settembre 2015 il Consiglio Nazionale dell'Associazione Nazionale dei Difensori Civici Italiani ha eletto all'unanimità l'Avv. Giuseppe Fortunato quale Presidente dell'Associazione Nazionale dei Difensori Civici Italiani.

Il Consiglio Nazionale, adempiendo a delega del Congresso Nazionale, ha approvato le modifiche statutarie di cui alla relazione della Commissione Nazionale.


Per la Commissione Nazionale -

La Coordinatrice

Prof.ssa Loredana Amore


- La Segreteria del Consiglio Nazionale

  Prof.ssa Daniela Guerriero,

Avv. Maria Carmen Piscione

' Avv. Maria Venditto

 

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La Civicrazia e il compimento del Mazzinianesimo

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Luglio 2015 22:29 Scritto da Maria Luigia Primiani Venerdì 24 Luglio 2015 22:17

 

Nel primo quarto dell'Ottocento, l'Europa, uscita dal Congresso di Vienna, era dominata dai grandi imperi assolutistici che controllavano gran parte dell'Europa Centro - Orientale e Centro - Meridionale: Impero Austro - Ungarico, Impero Russo, Impero Ottomano.
 Ad Occidente, invece, c'erano gli Stati liberali, in primis l'Inghilterra e la Francia.
Il mondo tedesco e la Penisola italiana al centro - nord erano divisi in Stati regionali, ed erano sotto l'influenza politica e militare dell'Austria asburgica, erede dell'ormai defunto Sacro Romano Impero.
 La Spagna, dopo aver perso l'Impero coloniale delle Americhe, era, con la sua monarchia borbonica, tagliata fuori dai grandi giochi di potere. Stessa storia per il Regno delle due Sicilie ( anch'esso con corona borbonica) che nonostante fosse la terza economia industriale - manifatturiera europea, viveva in un dorato isolazionismo, protetto a Nord dall'acqua santa della Chiesa e a Sud da quella salata del mare.
 Ma, a partire dal 1820, cominciano a produrre i loro effetti anche in Germania, Grecia, Italia e Polonia le idee astratte liberal - democratiche di Nazione, (basate sui tre principi di Popolo, Territorio e Sovranità) che avevano seminato le armate giacobine e napoleoniche fra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX, ben diverse dal concetto identitario legittimista o tradizionale di Nazione che gli storici defininiscono d'Ancien Regime, all'epoca imperante, basato sul binomio "trono - altare" e su un insieme di usi e costumi, tradizioni popolari.
Il concetto liberale e astratto di Nazione di una élite borghese si scontrò con un concetto più concreto e reale di Nazione basata sui tre stati immutabili: "bellatores" (nobili e cavalieri), "oratores" (clero) e i "laboratores" (lavoratori,senza distinzione della condizione economica e sociale, che formavano la gran maggioranza della popolazione).
Alla fine prevalse l'innovativa idea della Nazione liberale - democratica.
Queste nuove idee nazionali che assegnavano ad ogni Popolo, inteso come insieme di cittadini legati dallo " jus sanguinis", uno Stato con cui autogovernarsi, staccandosi così dall'influenza del potere universale imperiale, portarono con la rottura del fronte della alleanza fra gli Imperi, l'appoggio delle potenze liberali, alla nascita, tra gli altri, di due Stati unitari, nazionali e liberal - democratici, nel cuore dell'Europa: la Germania e l'Italia.
  In quest'ottica si inserisce la figura chiave in Italia e non solo di Giuseppa Mazzini, considerato l'apostolo dell'idea di Nazione Repubblicana, unica e indivisibile, basata sulla democratica sovranità del Popolo, inteso come comunità dei cittadini,cioè di coloro che hanno un particolare status giuridico da cui derivano diritti e doveri nei confronti dello Stato (considerato l' insieme di norme e ordinamenti giuridici gerenti o come un apparato burocratico - amministrativo) che esercitano il loro potere attraverso la Polis (intesa come apparato politico dello Stato democratico).
Il Mazzinianesimo è importantissimo perché fonda le basi ideologiche stesse dello Stato nazionale italiano, ancora vive, anche se in profonda crisi.
 Nel Secondo Dopoguerra, con la proclamazione della Repubblica, festeggiata riesumando simbolicamente proprio la salma di Mazzini, e le prime elezioni a suffraggio universale nel 1946, lo Stato Nazione italiano, unico ed indivisibile, a sovranitá popolare, ha avuto in Italia una sua quantunque incompleta espressione nel periodo che va dalla entrata in vigore della Costituzione Repubblicana nel 1948 sino al 1972, anno in cui le Regioni sono entrate in funzione.
In questa fase si è configurato,con la Carta Costituzionale, uno stato social- democratico con l'interesse privato che veniva meno dinnanzi al supremo interesse collettivo e con la Repubblica che aveva il compito di dirimere e appianare le differenze fra i cittadini.
 Ma, a partire dal 1972, iniziarono i primi problemi che poi divamparono in maniera ben più grave venti anni dopo con la stagione di Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, coincisa con l'avvento a livello internazionale della Globalizzazione con la fine della Guerra Fredda, la nascita della Unione Europea e della moneta unica, fino ad arrivare ai problemi dei giorni d'oggi:
 - Prime divisioni all'interno del Paese con ritorno in auge dei campanilismi locali con le battaglie per i capoluoghi regionali, come ad esempio quella fra Reggio Calabria e Catanzaro o quella fra Pescara e L'Aquila. Fenomeni che con il dilagare del malcostume politico e della partitocrazia e con i primi scontri fra potere locale e centrale, sfociarono nel fenomeno autonomista delle Leghe o nell'antipolitica.
  - Cambio della classe dirigente col dilagare della lottizzazione dei posti di potere con funzionari messi nei gangli della pubblica amministrazione più per la propria fedeltà al Partito che per le proprie capacita, determinando col tempo un'apparato burocratico sempre più elefantiaco inefficiente e lento, lontano dalle esigenze del cittadino, anzi nemico del cittadino stesso, costretto a vedersi sottratta gran parte della sua ricchezza per mantenerlo in vita.
  - Crisi dell'educazione e della scuola, con svalutazione dell'istruzione, soprattutto delle discipline storiche , fondamento dell'identitá di un popolo.
  - Partitocrazia che ha strangolato la Democrazia italiana,trasformatasi nelle forme più gravi, addirittura, in Capocrazia, allontanando la politica dall'interesse del cittadino che da soggetto attivo del Popolo Sovrano si è spersonificato e trasformato sempre più in un numero, un mero voto elettorale da sfruttare. Problematica radicalizzatasi negli ultimi anni con addirittura tre Presidenti del Consiglio non eletti dal Popolo.
  - Rottura dell'equilibrio dei poteri e ingerenze dell'uno sull'altro, con venuta meno dell' indipendenza della Magistratura, con carriere politiche segnate da avvisi di garanzia.
-Necessitá di riorganizzare all'interno e all'esterno sul territorio la macchina governativa dello Stato, valorizzando e non soffocando le identità particolaristiche locali
- Lottizzazione dell'informazione televisiva e dei quotidiani, equiparazione della diffamazione a mezzo Facebook ( o altro social network) con quella a mezzo stampa, tentativo di eliminare i pubblicisti dall'ordine dei giornalisti per cancellare la libera informazione dei free lance, tagli dei fondi alla stampa e all'editoria.
Questi sono solo alcuni dei problemi che negli ultimi decenni hanno messo in crisi il concetto mazziniano di Stato Nazione e di Repubblica Democratica.
 A tal proposito, ritengo che i principi civicratici rappresentano attualmente il giusto compimento degli ideali mazziniani di Nazione e Sovranità per arginare la crisi dello Stato e soddisfare le esigenze di Sovranità reale del Popolo. Infatti Civicrazia prevede tra l'altro:
- Meritocrazia e Trasparenza nell'affidamento di incarichi politico - amministrativi e nei concorsi pubblici, con una organizzazione istituzionale fluttuante, in continuo movimento, dove la posizione di ognuno è in continua evoluzione in base a cosa si dimostra di saper fare concretamente.
  - Trasformare l'elefantiaco apparato amministrativo drena denaro pubblico, in un Corpo Civicratico al servizio del cittadino, riducendo al minimo spese per incarichi vari.
  - Educazione del cittadino all'Educazione civica e alla Civicrazia. Tutto ciò permettere di integrare nella Nazione i giovani che non si sentono italiani perché impersonificano nella Nazione l'attuale sistema di potere che in realtà è la cosa più distante dalla Patria che possa esserci. Nel contempo si integrerebbero nella nuova Patria i nuovi cittadini venuti da fuori.
  - Creazione della figura del Difensore Civico Nazionale che possa derimere le controversie e le ingerenze fra i vari poteri dello Stato.
  - Libertà di informazione pluralista con tutti i mezzi, valorizzando in particolare il settore telematico per permettere la più veloce e capillare diffusione delle informazioni.
  - Pensare una nuova forma di Unitá Nazionale che non deve essere per forza quella centralizzata e superata del giacobinismo di stampo francese ottocentesco, ma che possa anche valorizzare le realtà particolaristiche del territorio nazionale, applicando i principi democratici del Mazzinianesimo al Federalismo, come fatto ad esempio da Cattaneo.
  - Valutare il ripristino di una certa sovranità monetaria e finanziaria, rivedendo i relativi trattati europei, affinché alcune decisioni economiche per il Paese vengano prese in Italia e non altrove.
  - A questo punto possiamo lanciare alla grande il progetto per l'Unione del Cittadino Protagonista per instaurare il reale potere del cittadino che si esplica in primis all'interno delle associazioni ( realtà civiche e locali in cui opera), collegando in unico progetto vincente liste civiche, associazioni e realtà particolariste locali in tutto il territorio nazionale e unirle sotto l'ala protettiva di Civicrazia, per portare il Popolo al governo e fare le riforme di cui abbisogna il Paese per tornare a volare nei cieli d'Europa e del Mediterraneo nella Primavera Civicratica.
Dott. Cristiano Vignali

   

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APPELLO DI CIVICRAZIA SU FACEBOOK PER IL CITTADINO PROTAGONISTA

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Giugno 2015 08:09 Scritto da Maria Luigia Primiani Mercoledì 24 Giugno 2015 22:41

 

Civicrazia, con le sue oltre 4000 associazioni, lancia un appello per il Cittadino Protagonista

1. Per il Difensore del Popolo a livello nazionale:Oggi in Italia non esiste un Difensore Civico Nazionale ( operano solo difensori civici regionali, provinciali e metropolitani). Il Difensore Civico Nazionale è Istituto previsto in specifiche forme in tutti gli altri Paesi dell'Unione Europea. Dunque, constatato che gli auspici rivolti alle istituzioni non hanno finora prodotto il risultato di una legge nazionale; nelle more dell'apposita normativa, sollecitando l'immediata istituzione del Difensore Civico Nazionale; Civicrazia, in seno ad un suo Consiglio Nazionale, ha deliberato di
assumere le funzioni di Difensore Civico Nazionale, agendo quale interventore ausiliario del Cittadino.

2. Per il codice deontologico dei pubblici amministratori: Civicrazia ha varato un codice deontologico per i pubblici amministratori e si sta battendo affinché diventi legge. Esso si basa sui seguenti principi che sono alla base del buon andamento e della imparzialità della Pubblica Amministrazione.

I)Principio della massima Trasparenza a garanzia della rapida individuazione dei sintomi di interferenze perniciose per i valori costituzionali di legalità.

II) Principio dell’Etica quale permanente motivazione di proficui comportamenti in termini di efficienza pubblica ed efficacia sociale evitando sempre possibili condotte egoistiche e perniciose. Il concetto è semplificabile nella frase: non è sufficiente evitare l’effettiva scorrettezza, ma bisogna in ogni momento evitare anche qualsiasi occasione di sospetta condotta scorretta e qualsiasi condotta che tale possa apparire. Quindi, il pubblico amministratore deve astenersi altresì da qualsiasi azione che crei l’apparenza di violare la legge o i criteri etici”.

III) Principio della chiarezza e organo di controllo: Al fine di rendere effettivo il Codice deontologico occorrono, così è stato previsto:

- Chiara previsione dei comportamenti deontologicamente scorretti (tali comportamenti non possono, infatti, essere genericamente intesi, ma vanno evidentemente indicati.

- .Istituzione di un organo di vigilanza e di emanazione delle sanzioni. Ritenendo opportuno che tale organo sia collegiale ed agile, il Codice prevede un Giurì di tre membri, il cui procedimento di nomina garantisce massima trasparenza e indipendenza, rispetto agli stessi amministratori locali.

- Il Codice deontologico di Civicrazia per il pubblico amministratore tiene presenti, oltre i codici deontologici professionali, oltre le analoghe esperienze straniere, oltre tutta la normativa vigente: la legge francese n.93-122 del 29 gennaio 1993 riguardante la prevenzione della corruzione e la trasparenza della vita economica e dei procedimenti pubblici; il documento approvato dalla Commissione parlamentare Antimafia nella seduta del 20 luglio 1993; i c.d. canoni FIAT approvati dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 12 maggio 1993.

Il cittadino oggi invoca una consapevolezza che deve presto maturare anche nei pubblici amministratori. Non basta affermare, come il codice etico della multinazionale Whirpool, “che non esiste un modo giusto per fare una cosa sbagliata”. Per il pubblico amministratore non può esistere neppure un modo sbagliato per fare una cosa giusta.

3. Contro le burocrazie elefantiache e improduttive:La burocrazia improduttiva ed elefantiaca è la causa principale delle lacune nei servizi offerti nel Mezzogiorno: dai tempi mostruosi della giustizia (1.352 giorni al Sud per un processo civile di primo grado, ad esempio), alla lentezza dei processi burocratici, passando per gli asili nido fino ad arrivare al settore sanitario, che offre un esempio lampante del divario fra le diverse zone del paese.

4. Per nomine trasparenti e per merito in ogni Ente con preventivo deposito di curriculum:Per nomine trasparenti e per merito con deposito di curriculum preventivamente: La "meritocrazia" e la "trasparenza" sono alla base di Istituzioni più efficienti e più vicine alle esigenze del cittadino. A tal proposito, per evitare il più possibile favoritismi, clientelismi, corruzioni e parassitismi all'interno della Pubblica Amministrazione che ne penalizzano l'attività e rendono le Istituzioni più lontane dal Popolo Sovrano, il legislatore ha legiferato il D.LGS 33/2013 che all'Art. 14 stabilisce gli "obblighi di pubblicazione concernenti i componenti degli organi di indirizzo politico".
In particolare l'Art. 14 - D.Lgs. 33/2013 stabilisce che "con riferimento ai titolari di incarichi politici, di carattere elettivo o comunque di esercizio di poteri di indirizzo politico, di livello statale, regionale e locale, le pubbliche amministrazioni pubblicano con riferimento a tutti i propri componenti i seguenti documenti ed informazioni: a) l'atto di nomina o di proclamazione con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo; b) il curriculum; c) compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici; d) i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti; e) gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti; f) le dichiarazioni di cui all'art. 2 della legge 5 luglio 1982, n.441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal presente decreto, limitatamente al soggetto, al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano. Viene in ogni caso data evidenza al mancato consenso". Purtroppo, questi principi legislativi non vengono sempre rispettati dalle Pubbliche Amministrazioni che spesso trovano degli escamotage per aggirare la norma. Solitamente in presenza di un falsificatore di curriculum o di false referenze o documentazioni c'è un funzionario e/o politico compiacente, negligente o raccomandante e questo e uno dei motivi alla base della paralisi di uffici pubblici e/o delle attività di figure stabilite dagli Statuti degli Enti stessi, coma ad esempio dei Difensori Civici. Noi chiediamo, ad esempio che il curriculum venga pubblicizzato prima della nomina, per poter presentare memorie e osservazioni preventive.
A tal proposito, sicuramente fa rumore anche a livello nazionale il caso della nomina del Difensore Civico Regionale della Campania, un politico, che, non eletto alle elezioni regionali del 2010, viene nominato con false dichiarazioni, e poi rinominato in barba alle sentenze di Tar e Consiglio di Stato che hanno cancellato la sua nomina. Un caso che sta interessando anche la magistratura penale e su cui non si riesce ancora a fare del tutto chiarezza, soprattutto per chi si sente defraudato da questo discutibile atto della Pubblica Amministrazione. Se i curriculum fossero stati pubblicizzati prima della nomina con la massima trasparenza, queste problematiche non ci sarebbero state.

5.Per affrontare a fondo, a fianco di studenti e docenti, uniti il tema Scuola per un futuro civicratico:È fondamentale per Civicrazia l'educazione civica del cittadino, la sua presa di coscienza individuale dei problemi che ci sono nella società attuale, soffocata da una dittatura cloroformizzante che annichilisce il libero pensiero e la libera azione civica. È necessario che questa rivoluzione interna parta dai più giovani che saranno il futuro dell'umanità e che sono chiamati ad essere la forza propulsiva della "svolta" civicratica, perció devono essere educati ad essere veramente Popolo Sovrano e a vivere in sodalitá. Sono proprio i ragazzi delle scuole le "gemme" della "Primavera Civicratica" che sbocciando porteranno la trasformazione delle Istituzioni da mero apparato burocratico a corpo civicratico al servizio del cittadino. È il fine di Civicrazia quello di tutelare l'istruzione in Italia, affinché non siano tagliati i fondi della scuola pubblica, affinché sia offerta una formazione al giovane cittadino in grado di permettere lo sviluppo pieno della sua personalità e delle sue attitudini, appianando le divergenze economiche, sociali, culturali, religiose e razziali, come sancito dalla Costituzione. Pertanto, Civicrazia promuove una serie di seminari all'interno delle scuole e nelle università in collaborazione con il corpo docente. Organizza sondaggi studenteschi per sensibilizzare lo studente su particolari tematiche e conoscere la sua opinione e sviluppa attività di alta formazione.

6. Ogni Ente deve misurare dati oggettivi sui temi dell'ambiente, della distribuzione di ricchezza, della cultura e dell'assistenza sanitaria locale.
Basta con demagogia e falsità dei politicanti!
Vogliamo sapere la verità!
I Civicratici

 

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Il Difensore Civico alfiere della sovranità del cittadino, la Civicrazia

Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Maggio 2015 20:21 Scritto da Maria Luigia Primiani Giovedì 07 Maggio 2015 20:07

 

 

 

Il Difensore Civico alfiere della sovranità del cittadino, la Civicrazia

 

  Oggi si avverte sempre più il bisogno di un codice etico e di qualcuno che lo faccia rispettare nella politica, soprattutto quando si parla di attività partitica ed elettoralistica. Questo perché colui che si impegna o vorrebbe impegnarsi nella amministrazione della Res-Publica tende spesso a confondere o a penalizzare l'interesse della collettività e quindi del cittadino, tutelando meri interessi di parte e a ragionare tramite squallidi calcoli elettorali, trascurando così il reale bene comune. Questo comporta che le Istituzioni appaiono sempre più come un corpo amorfo, lontano dal cittadino che si sente sempre meno rappresentato da esse. La classe dirigente, appare sempre più come una casta, una nomenclatura che non svolge più vera attività politica, ma esegue pressoché solo azioni tese a conservare e ad incrementare i propri privilegi e la propria oppressione sul cittadino.


Il cittadino finisce così ad essere rassegnato al proprio destino, si lamenta solo e non fa nulla per migliorare la sua situazione; è divenuto uno spettro in questa società, trasformata a sua volta in un mondo di spettri dall'opinione pubblica addormentata, specchietto per le allodole per la propaganda dei prepotenti della dittatura cloroformizzante imperante.


Dopo la fine della Prima Repubblica (1948-1993) e la fine della Guerra Fredda con le ultime ideologie del Novecento, si credeva che con la demolizione della Partitocrazia a colpi di avvisi di garanzia e custodie cautelari, si potevano eliminare le ultime scorie, gli ultimi residuati della concezione personalistica del potere d'Ancien Regime, e che poteva finalmente maturare una vera e propria democrazia col cittadino realmente sovrano, ma, purtroppo, questa previsione è stata disattesa. Infatti,  per i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, come in un ritorno ad un novello medioevo tecnologico, negli ultimi venti anni abbiamo assistito alla definitiva crisi delle Istituzioni dello Stato Moderno Liberal – Democratico.

Così, dal sistema partitocratico dominato dal Partito apparato che reggeva l'organizzazione stessa dello Stato con la lottizzazione di ogni posto di potere, si è passati addirittura a un sistema capocratico, per cui si creano liste e coalizioni  senza alcuna ideologia, ma solo al fine di vincere il gioco delle competizioni elettorali per ottenere vantaggi di parte o nel peggiore dei casi personali, con buona pace della virtus civica e del bene comune nelle Istituzioni, spogliate di ogni valore e significato.  I mali della Repubblica, teorizzati da Montesquieu, l'assenza di virtus civica che porta all'oligarchia, sembrerebbero proprio essersi materializzati. Pertanto, c'è bisogno di un ritorno alla vita, per far risorgere il cittadino dal mondo degli spettri e farlo sentire non più mero elettore, ma parte attiva, attore principale dell'arena politico - istituzionale. Tutto ciò è possibile solo con Civicrazia, attraverso cui le grigie Istituzioni burocratiche e amorfe si trasformano in un Corpo al Servizio del cittadino veramente sovrano. Tutto questo può essere considerato per certi versi come la realizzazione pratica delle idee politologiche di Rousseau: vedi il "Contratto Sociale" del 1762 in cui si teorizza un patto equo per rifondare la società, costitutivo del Popolo come Corpo Sovrano, unico detentore del potere legislativo e suddito solo di se stesso. Per fare questo c'è bisogno non solo di regole etiche precise sia per la scelta dei candidati, sia ovviamente nell'esercizio delle funzioni pubbliche, ma, soprattutto, di figure che permettano al cittadino di governare effettivamente, controllando in ogni momento l'operato dei rappresentanti eletti e dei funzionari pubblici. Questi individui al servizio del cittadino sono da ricercarsi fra l'oligarchia meritocratica di Civicrazia.

Per rendere il cittadino veramente sovrano c'è bisogno di prendere coscienza che le istituzioni sono a servizio del popolo. Ciò è possibile attraverso la valorizzazione e il potenziamento della figura del Difensore Civico a tutela del cittadino, figura indispensabile in una società che voglia definirsi davvero civile.

Questa battaglia civica per il bene comune è sostenuta anche da Civicrazia in collaborazione con l' Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani (ANDCI).  
Cristiano Vignali

 

   

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