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La Diffusione dell' Omdudsman in Europa: il modello inglese

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Ottobre 2017 16:40 Domenica 30 Aprile 2017 08:45

La diffusione dell’Ombudsman in Europa: il modello inglese

A seguito dello sviluppo dell'Ombudsman in Svezia e, più in generale nei Paesi scandinavi, i primi ad introdurlo nei loro ordinamenti furono i paesi di tradizione anglosassone.

In tali paesi l'istituzione dell'Ombudsman veniva a supplire in primo luogo alla carenza di un organico sistema di giustizia amministrativa concorrente con la giustizia ordinaria, in relazione alla presa d'atto della insufficienza degli istituti apprestati da quest'ultima a porre rimedio agli abusi della P. A., da un lato perché comportano procedure formali lente e costose e dall'altro perché in sede giurisdizionale viene presa in esame solo la legittimità degli atti amministrativi con esclusione di ogni sindacato sulla loro opportunità e ragionevolezza.

Anche se il primo tra i paesi di Commom Law ad istituirlo è stata la Nuova Zelanda, degna di nota è la sua istituzione nell'ordinamento inglese ad opera del Parliamentary Commissioner Act del 1967: si trattò infatti del primo paese europeo ad accogliere il sistema dell'Ombudsman in un contesto ambientale diverso da quello scandinavo, caratterizzato, oltrechè da ampie dimensioni geografiche e da una considerevole densità di popolazione, dalla presenza di una macchina amministrativa complessa nonché di una prestigiosa istituzione parlamentare. Infatti, l'Ombudsman svedese, all'atto della sua ricezione inglese, ha subito una serie di modifiche che fanno del Commissario parlamentare un istituto ispirato all'Ombudsman ma dotato di propri elementi peculiari soprattutto in ordine alla nomina, alla competenza, al procedimento che adotta e al controllo cui è soggetto. In ordine alla nomina, essa è effettuata dalla Corona che provvede con lettere patenti su proposta del Governo; nell'ordinamento svedese, invece, l'Ombudsman è nominato dal Parlamento con esclusione di ogni intervento dell'esecutivo. Questa derivazione parlamentare, con il mutare del ruolo dell'Ombudsman, ha assunto essenzialmente la funzione di assicurargli la necessaria indipendenza: in particolare l'estraneità rispetto alla P.A. dipendente dal Governo ed oggetto del suo controllo. Come dimostra l'esperienza inglese, non sono decisive le forme di elezione astrattamente considerate: l'importante è che esse garantiscano in ogni caso l'indipendenza dall'esecutivo e, da questo punto di vista, nonostante il collegamento col governo nella fase istitutiva, l'autonomia effettiva del Parliamentary Commissioner è assicurata dalla durata in carica che è indeterminata, e dai requisiti che legittimano la revoca, possibile solo a seguito di decisione regia su richiesta di entrambe la camere. Anche se il Parliamentary Commissioner non si pone inizialmente come fiduciario del parlamento, la sua responsabilità verso di esso è disciplinata e il sistema dei rapporti tra i due soggetti è ispirato al modello scandinavo; anzi viene ad assumere importanza preponderante l'intermediazione svolta dal Select Committee, la Commissione Permanente istituita dalla Camera dei Comuni come mezzo di collaborazione e controllo. A tale Commissione il Parliamentary Commissioner rende conto del proprio operato anche rispetto ai singoli casi ed essa, oltre ad esprimere una valutazione in proposito, verifica presso le amministrazioni i risultati delle raccomandazioni e formula essa stessa raccomandazioni ai funzionari. La competenza del Parliamentary Commissioner è stata circoscritta inizialmente ad un certo numero di amministrazioni e servizi pubblici indicati in due allegati alla legge istitutiva: successivamente in relazione alla riforma del sistema amministrativo locale, sono state istituite Commissioni per le autonomie locali rispettivamente per Inghilterra, Galles e Scozia, composte da membri nominati dalla Corona ma responsabili verso l'organo rappresentativo dell'Ente locale e operanti secondo schemi affini a quelli del Parliamentary Commissioner. Sempre in ordine alla competenza del Parliamentary Commissioner, occorre sottolineare che sono esclusi dal suo controllo i giudici mentre vi sono soggetti i ministri; tuttavia considerata la particolare rilevanza del principio della responsabilità ministeriale nell'ordinamento inglese, essa ha influito in senso restrittivo sulla delimitazione dell'attività amministrativa oggetto di controllo, oltre ovviamente all'esclusione dell'attività di direzione politica. La legge, infatti, nel limitare la competenza del Parliamentary Commissioner all'esame dei reclami relativi alle ingiustizie in conseguenza di cattiva amministrazione (maladministration), non ha specificato ulteriormente il significato di tale espressione e il P.C. ne ha fornito una interpretazione restrittiva confinata ai vizi procedurali che afferiscono alle decisioni discrezionali, con esclusione di ogni controllo sulle decisioni ministeriali per non pregiudicare le prerogative del Parlamento. Ancora, tale principio della responsabilità ministeriale ha contribuito a restringere i poteri del Parliamentary Commissioner, che, appurato il vizio dimaladministration di un atto, può solo rivolgere raccomandazioni allo P.A. interessata: se essa resta inerte, può solo presentare una relazione alla Camera dei Comuni essendogli precluso citare in giudizio il funzionario responsabile in quanto questi opera dietro lo schermo della responsabilità ministeriale.

L'innovazione più significativa riguarda il procedimento in virtù del quale i reclami non possono essere indirizzati direttamente dal cittadino che asserisce di essere leso in un proprio interesse da cattiva amministrazione: egli deve rivolgersi ad un membro della Camera dei Comuni (Commoner) che, verificando l'ammissibilità e la fondatezza del reclamo, svolge una funzione di filtro rispetto alla successiva trasmissione al Parliamentary Commissioner. Tale innovazione serve da una parte per integrare più facilmente il nuovo istituto nel tradizionale sistema dei controlli parlamentari inglesi, e dall'altra per assicurare l'efficienza degli uffici del Parliamentary Commissioner evitando sovraccarichi che si prospettano frequenti in un paese densamente popolato.

Per quanto attiene al primo aspetto, non è superfluo sottolineare l'importante ruolo assunto nel sistema inglese dal Parlamento nella difesa dei diritti dei cittadini e nel controllo dell'amministrazione: si è infatti sviluppato un vero e proprio sistema di tutela dei cittadini dagli abusi della P. A. fondato sul rapporto diretto e personale (reso possibile dal sistema elettorale uninominale) tra il cittadino e il deputato del proprio collegio, per cui quando l'elettore si ritiene vittima di abusi si rivolge al proprio rappresentante il quale si interessa della questione presso le autorità competenti e, in caso di insuccesso, può rivolgere un'interrogazione al Governo in sede parlamentare. La situazione può poi evolversi nei casi estremi fino alle dimissioni del ministro responsabile. All'atto dell'istituzione del P. C. si è posto il problema di inserire tale istituto nel sistema salvaguardando le prerogative del Parlamento.

Sembra tuttavia che il "filtro" svolto dai Commoners non si sia rivelato così necessario e così efficace da giustificare una considerevole deformazione del modello scandinavo (caratterizzato dal ricorso diretto) acuita dal fatto che sono precluse al P. C. quelle indagini e ispezioni d'ufficio che rivestono un ruolo considerevole nell'attività dell'Ombudsman svedese.

 

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Difensore Civico della Campania – L’avvocato Giuseppe Fortunato diffida la Regione Campania che lascia ancora scoperto l’Ufficio e non ottempera alla sentenza del Consiglio di Stato, disponendo il suo insediamento in luogo di Francesco Bianco

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Ottobre 2017 16:40 Martedì 20 Dicembre 2016 16:24

 

Difensore Civico della Campania – L’avvocato Giuseppe Fortunato diffida la Regione Campania che lascia ancora scoperto l’Ufficio e non ottempera alla sentenza del Consiglio di Stato, disponendo il suo insediamento in luogo di Francesco Bianco

Duro atto di diffida inviato in queste ore ai vertici della Regione dall’avvocato Giuseppe Fortunato. Nonostante la comunicazione e la notifica per le vie ufficiali del provvedimento giudiziario esecutivo del Supremo Consesso Amministrativo, ad oggi la Regione Campania non ha ottemperato a quanto previsto. E addirittura si apprende ora che qualcuno starebbe illecitamente ipotizzando l’emanazione di un nuovo avviso pubblico, pur non essendo prevista tale facoltà nell’avviso stesso.

Quella emanata nelle scorse settimane è la terza e definitiva sentenza - tutte e tre concordi – ottenuta dall’avvocato Giuseppe Fortunato nei confronti della Regione Campania per la nomina del Difensore Civico regionale. La Regione aveva eluso le prime due sentenze, che dichiaravano illegittima la nomina di Francesco Bianco. Con la prima sentenza il TAR aveva disposto l’illegittimità della nomina di Bianco. Sentenza confermata dal Consiglio di Stato. Nonostante tali due decisioni, la Regione Campania aveva nuovamente provveduto a nominare Francesco Bianco quale Difensore Civico della Campania. Nuovo ricorso e nuova sentenza del Consiglio di Stato, la terza. Che spiega ineludibilmente come la Regione Campania debba concludere il procedimento con la nomina comparativa secondo le esperienze e competenze peculiari tra i candidati. E l’avvocato Giuseppe Fortunato, candidato con i maggiori requisiti, come previsto dalla normativa, è  pronto per insediarsi, dopo tre anni e nove mesi di battaglie giudiziarie vinte.

Quanto strategica sia la presenza di un efficiente, preparato ed imparziale Difensore Civico in un contesto come quello della Campania, con le aule giudiziarie intasate fino all’inverosimile, è perfino superfluo ricordarlo. Al pari di quanto avviene regolarmente da sempre nelle altre regioni italiane, specie al Centro Nord, tale figura riverte il rilevantissimo ruolo di mediatore primo dei conflitti insorti fra il cittadino e lo Stato, svolgendo così anche una funzione sociale di incomparabile valore.

Lo sanno bene le migliaia di cittadini della Campania che a inizio anni Duemila si rivolgevano al Difensore Civico, trovando pieno accoglimento e composizione delle controversie, quando a rivestire questo incarico era all’epoca proprio Giuseppe Fortunato, in quanto già all’epoca era risultato primo nella graduatoria con un consistente distacco da tutti gli altri aspiranti.

Stavolta il distacco è ancora più netto. Eppure - si legge nella diffida -  la Regione Campania aveva nominato senza comparazione Francesco Bianco, benché il Consiglio di Stato disponga con chiarezza che non è possibile procedere ad effettuare tale nomina senza comparazione.

Nell'atto di diffida rivolto alla Presidente del Consiglio regionale, ai Presidenti di Gruppo consiliare,  a tutti i Consiglieri regionali e per conoscenza al governatore Vincenzo De Luca, Giuseppe Fortunato non usa mezzi termini. Considerato il fatto che «alla data odierna la Regione Campania non ha ancora emanato il provvedimento conclusivo comparativo del procedimento aperto con avviso pubblico, nei termini di cui alla sentenza del Consiglio di Stato, Quinta Sezione, n.4718, pubblicata e comunicata il 15 novembre 2016, con la nomina del Difensore Civico regionale – scrive – reputo molto gravi i tentativi di alterazioni del procedimento in conclusione con ipotesi di illecita riapertura dei termini o ipotesi di illecito nuovo avviso e le istigazioni a tale abuso».



Dopo aver ribadito quanto in proposito prevedono le leggi (compresa quella della Regione Campania, la n.23 del 1978, modificata e integrata dalla legge regionale campana n. 15 del 1985, a tutela della continuità del Difensore Civico), l’avvocato Giuseppe Fortunato pone l’accento sui rilievi penali che  assumono ora i comportamenti di non ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato da parte della Regione, non concludendo subito il procedimento con la dovuta nomina e addirittura lasciando ancora la funzione - statutariamente obbligatoria - scoperta.



Ogni giorno di mancato legittimo Difensore Civico è un giorno di danni gravi ai cittadini.



E a dover affrontare questa vicenda, qualora la Regione perseverasse, sarà probabilmente proprio la Procura della Repubblica, cui Giuseppe Fortunato sarebbe nei prossimi giorni pronto a rivolgersi nell’interesse dei 6 milioni di cittadini campani che attendono da anni un Difensore Civico pienamente operativo, forte di una nomina legittima, oltre che preparato ed efficiente. Una esigenza imprescindibile, questa, che probabilmente non sfuggirà al presidente della Regione Vincenzo De Luca, in nome della tante volte invocata azione politica improntata ad assicurare legalità e servizi ai cittadini.



 

Napoli, 20  dicembre 2016

 

Ufficio stampa Domina Comunicazione

   

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