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Il servizio sulla infomobilità in Campania con procedure oscure - Il Difensore Civico Regionale chiede chiarimenti

È costato alla Regione Campania 1,2 milioni di euro l’appalto per il servizio di infomobilità. Si tratta del sito www.muoversi.regione.campania.it «… un Sito pubblico, pagato con i soldi del contribuente, che – sostiene la lettera del Difensore Civico- è aggiornato con notizie palesemente errate, interpretando erroneamente e assurdamente soste di veicoli in aree di servizio come incolonnamenti oppure flussi di traffico più lenti del solito come rallentamenti per traffico intenso. Infatti, la maggior parte dei pochi veicoli in transito in questi giorni sono autotreni o autoarticolati con limite di velocità di 80 km/h in autostrada» - spiega il Difensore Civico regionale-. Il numero delle visualizzazioni totali visibili nella homepage del sito risulta veramente basso – per esempio, il video con cui si invita a seguire le direttive contro il Covid-19, alla data del 9 aprile, aveva solo 47 visualizzazioni ad oltre un mese di pubblicazione.

Dunque, c’è anche da valutare se il servizio, che pure sarebbe utile, è adeguato se non addirittura scadente, tanto da non attirare i tanti potenziali interessati.

Oltre agli aggiornamenti con notizie errate, punti oscuri, secondo il Difensore Civico, sono presenti anche nella gestione avvenuta tra il 2017 e il 2019 da parte dell’agenzia milanese denominata Radio Traffico, la quale sembra essere risultata l’unica ad avere i requisiti richiesti dal bando. In particolare, poco chiare sembrano essere le modalità di reclutamento del personale. Circostanza che appare sempre poco chiara anche questo anno in corso. Nel 2020 la gestione diventa in house perché delegata all'agenzia regionale Acamir. Si apprende dalla lettera al Difensore Civico «Poi quest'anno, evitando persino una nuova procedura d'appalto, è stata svolta una non conosciuta procedura selettiva per professionisti del campo, al fine di svolgere il servizio sotto forma di consulenza di persone fisiche che hanno aperto la partita Iva. Non si comprende come sia capitato che le persone che vi lavorano sono ancora tutti quelli che prima lavoravano per la società che per ultima aveva la gestione del servizio. Per l'avvio dei rapporti di lavoro erano a conoscenza solo loro evidentemente. Infatti hanno partecipato e l'hanno superata tutti». Inoltre, sembra ci siano anche parentele fra i dipendenti.

Insomma, sembra di proprio indispensabile una riflessione sulla situazione democratica in Italia e sulle strade da seguire per fornire ai cittadini nuove possibilità di coinvolgimento e di partecipazione ai processi decisionali per evitare di subire decisioni e pratiche non rispettose del corretto utilizzo dei soldi pubblici. Sembra più urgente è la necessità di un Difensore Civico Nazionale.

Fonte: il QuotidianodelSud di Venerdì 17 aprile 2020